Erboristeria di Rosetti Alfreda - Via Bertoni 1, Cervia (RA) p.iva 04233320482
powerade by ECX srl

Sin dalla notte dei tempi le erbe venivano raccolte e preparate per sostenere il benessere e la salute dell'uomo.

Inoltre, la loro presenza all'interno di antiche tombe è un indizio che a loro venivano attribuiti poteri magici e soprannaturali: in Iraq, all'interno di un sarcofago di 60.000 anni fa si sono trovate 8 diverse piante medicinali e ancor oggi gli sciamani dell'Amazzonia e i guaritori della Steppa assumono costantemente allucinogeni (ad esempio l'Amanita muscaria), preparano decotti, impacchi, unguenti e pozioni per curare i malati. La conoscenza riguardo ai trattamenti era trasmessa da una generazione all'altra. Fu nel 3000 a.C. che comparvero i primi scritti; il più antico è il Papiro Ebers che elenca molte piante, consigli per un loro utilizzo adatto, incantesimi e magie. Nel IV secolo a.C. Aristotele sosteneva che le piante possedevano un'anima; fu con Ippocrate (460 a.C.) che la scienza cominciò a separarsi dalla magia. Col passare dei secoli il fiorire del commercio portò la ricchezza di nuovi studi e nuove conoscenze.

Oggi si possono distinguere, fra le altre, tre grandi tradizioni fitoterapiche:
La tradizione popolare del mondo occidentale, basata sull'esperienza greca e la romana
La antichissima tradizione ayurvedica indiana
La medicina tradizionale cinese.

Questo patrimonio culturale, iniziato con l'uso sperimentale delle piante da parte delle popolazioni primitive, è utilizzato dalla scienza moderna che, con i suoi mezzi di ricerca atti ad isolare i principi attivi e ad individuare i meccanismi d'azione delle erbe, ha determinato la nascita di una "nuova erboristeria".

L'erboristeria tradizionale era prerogativa delle casalinghe. Esse coltivavano spezie ed erbe medicinali nei loro orti o le raccoglievano allo stato selvaggio. Le usavano fresche o le conservavano seccandole; oppure estraevano le sostanze mettendole in infusione in vino o grappa. Preparazioni galeniche sofisticate venivano preparate da persone specializzate o farmacisti. I loro fornitori erano erboristi che per lo più raccoglievano erbe allo stato selvatico.

La fitoterapia era ed è, da sempre, una forma terapeutica. È adottata da medici dotti, naturopati, terapisti alternativi e complementari, guaritori e da persone senza formazione medica. Prodotti industrialmente fabbricati sono reperibili in ogni farmacia (come "fitoterapici"), naturalmente dall'erborista (come "prodotti salutari",senza finità terapeutica, che è ad esclusivo utilizzo del farmacista), e certi persino nei supermercati (come "integratori"). Il vantaggio è la comodità e una certa garanzia di qualità, lo svantaggio è costituito dai costi e dal fatto che vanno perse vecchie culture artigianali quali:
orticoltura di piante medicinali: coltura degli ortaggi
erboristeria selvatica,
raccolta e conservazione di fitorimedi
e in più le arti galeniche.

La Fitoterapia è la disciplina medica che si serve delle piante e dei loro derivati per scopi medico-terapeutici. Tanti farmaci (si stima ca. 1/3, con tendenza all' aumento) si basano originalmente su sostanze sintetizzate da piante e non in laboratorio.

Da tempi remoti, i medici oltre far capo agli erbari si servono di elenchi correlativi tra piante e loro effetti terapeutici.

Il nome provviene dal nome del medico Galenus. Con galenica si intende la preparazione di farmaci e rimedi partendo da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie. Erano e sono ancora preparazioni di galenica tradizionale, l'arte di speziali e farmacisti. Oggi si chiama anche 'tecnologia farmaceutica', visto che i farmaci sono solitamente preparati confezionati.

Da circa cento anni si usano delle tabelle correlative tra gruppi di principi attivi e piante che li contengono.

Per approfondire, vedi le voci Galenica e Fitosostanze galeniche.


La galenica fitoterapica richiede grande cautela ed esperienza nel calcolare e prevedere la quantità di principio attivo contenuta nei derivati vegetali utilizzati. Difatti questa può variare sensibilmente a seconda di vari fattori come terreno e clima di coltivazione, metodo di raccolta, modalità di conservazione (p. e. essiccazione) e produzione del rimedio, contrariamente al rimedio farmacologico in cui è sempre certa (o quasi) la quantità e qualità del principio attivo assunto, come pure i loro possibili effetti collaterali.

[modifica] Medicina popolare, raccolta conservazione e preparazione

Nella medicina popolare i rimedi fitoterapici sono il rimedio. Il tesoro di ricette è immenso.

Fitocomplesso

Si va sempre più affermando il concetto di "fitocomplesso" quale insieme di sostanze di origine vegetale non riproducibili per sintesi chimica.[1]

Il fitocomplesso va inteso come l'insieme di una quantità di principi attivi, noti e non, farmacologicamente attivi; e di sostanze che aiutano l'azione dei primi, pur essendo di per se queste ultime farmacologicamente inattive. L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso.

L'insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) e dei secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso. Sempre secondo l'OMS circa il 25% dei moderni farmaci usati in USA sono di origine vegetale [2]; inoltre sono 7.000 circa i composti medici, presenti nella moderna farmacopea, derivati da piante [3].

[modifica] Pianta medicinale e officinale

Nel linguaggio comune si sovrappone l'uso dei termini pianta medicinale con pianta officinale, che indica piante utilizzate nelle officine farmaceutiche per la produzione di specialità medicinali. Questa definizione è però abbastanza riduttiva, e l'utilizzo in ambienti accademici del termine pianta medicinale non fa più riferimento esclusivamente ad un utilizzo a scopo terapeutico delle sostanze contenute nelle piante, bensì dell'utilizzo della pianta o di estratti da essa derivati a scopo terapeutico.

Il volume Koehler's Medizinal-Pflanzen contiene una pregevole raccolta di disegni relativi a tali piante.

[modifica] Piante in pericolo

Una indagine scientifica internazionale (OMS), promossa all'inizio degli anni novanta, ha rilevato un numero di circa sessantamila specie vegetali, utilizzabili per la cura delle malattie, in forte pericolo di estinzione, di cui trecentosettantaquattro in Italia. Questo fatto richiede una maggiore attenzione alle piante medicinali, non solo quelle utilizzate nelle emisintesi, ma anche quelle che forniscono naturalmente componenti attivi applicabili nell'ambito della fitoterapia.[4] (Firenzuoli, 2008).

[modifica] Cenni storici

Con l'introduzione della agricoltura si rese necessaria una maggiore attenzione alla vita delle piante e questo fu il punto di partenza della conoscenza, anche medica, delle caratteristiche delle piante stesse.
Il più antico documento medico, per ora rintracciato, è il "papiro di Ebers", risalente al 1500 a.C. Gli egizi facevano largo uso di medicamenti di natura vegetale, in particolar modo conoscevano le proprietà della maggiorana, dell'edera, della mirra.[4]
Nell'antica Grecia, le conoscenza sulle piante si mescolarono con le teorie filosofiche sulle stesse. Uno dei più importanti studiosi fu Eracleide, il quale sperimentò nuove ricette, riprese in seguito da Celso. Le radici studiate e messe in vendita vennero definite "farmacopoli" e si basavano soprattutto sulle nozioni contenute nei testi medici scritti da Ippocrate (V secolo a.C.) e in quelli botanici scritti da Teofrasto.
Nell'antica Roma, già nel I secolo d.C. vennero impiantati orti chiamati medicinali, in quanto si coltivavano piante sfruttate per le varie terapie mediche.
Nell'IX secolo d.C., in Sicilia, grazie ai saraceni furono introdotte nuove tecniche idrauliche e di irrigazione che consentirono l'introduzione di nuove piante officinali.
Gli arabi diedero un grande impulso sia all'alchimia sia alla chimica, che ebbe ripercussioni nello sviluppo farmaceutico di tinture e distillati. Gli arabi furono i primi ad organizzare una farmacopea, quindi un elenco di ricette descriventi le proporzioni e le composizioni chimiche.
Ai secoli XI, XII, XIII, risalgono i primi testi farmaceutici, in cui confluirono le influenze greche, romane e arabe, sintetizzate nella definizione delle operazioni fondamentali: lozione, decozione, infusione e triturazione. In questo periodo si diffuse l'uso delle spezie e delle droghe e la Scuola salernitana introdusse assieme alle pratiche chirurgiche anche un antesignano dell'anestesia, la spongia sonnifera, imbevuta di oppio, succo di mandragora e di giusquiamo che doveva essere aspirata dal paziente.[4] La Scuola di Salerno si distinse anche per la grande perizia nel selezionare le erbe, sulle quali abbondano indicazioni terapeutiche che si sono dimostrate efficaci ancora ai nostri tempi, valga per tutte l'insegnamento che diceva : <<Purga l'isopo dalle flemme il petto>>, che ha un'azione benefica sulle bronchiti e sulle affezioni respiratorie.[4]
La botanica intesa come scienza nacque solo agli inizi del Cinquecento, grazie alle scoperte geografiche e alla introduzione della stampa. Si diffusero, in questo periodo i primi erbari secchi e nel 1533 a Padova fu istituita la prima cattedra di "botanica sperimentale". Pietro Andrea Mattioli redasse nel 1554 il più significativi testo di medicina e di botanica dell'epoca.
Nel Seicento Pierre Magnol inserì nella classificazione l'intuizione delle famiglie, suddividendo il mondo vegetale in settantasei gruppi.
Nel secolo successivo una grande spinta al progresso della botanica fu effettuata dallo svedese Carl von Linné, che identificò le specie viventi dividendole in basi alle classi, agli ordini e ai generi. Da allora l'evoluzione è stata continua.


La raccolta di piante medicinali selvatiche richiede anzitutto precise conoscenze botaniche ed ecologiche. Non ci vuole una formazione ampia riguardo alla conoscenza di molte piante. Come nella raccolta di funghi, ci si concentra sulle erbe che si conoscono a fondo. Questo si può imparare facilmente, facendo parte di gruppi che organizzano escursioni accompagnate da guide esperte in erboristeria.


La farmacia (dal greco f??µa???, medicamento) è la scienza (principi teorici) e la tecnica (procedimenti pratici) della preparazione e distribuzione dei prodotti farmaceutici. Il concetto di "preparazione" comprende la corretta interpretazione delle prescrizioni mediche, le appropriate competenze scientifiche e tecniche, la specifica padronanza delle norme della farmacopea ufficiale. Il concetto di "distribuzione" si riferisce principalmente al commercio dei medicinali e, oltre agli aspetti tecnici della vendita, implica anche un'ampia conoscenza delle caratteristiche dei prodotti, la capacità di fornire consigli sul loro uso corretto, la tutela della serenità di ogni paziente di fronte ai medicamenti e alla malattia.

Il termine farmacia ha comunque assunto nel tempo diverse valenze che ne hanno alterato il significato. Così, con riferimento al concetto di "preparazione", la farmacia può indicare sia la facoltà universitaria in cui si studia questa disciplina scientifica sia la bottega-laboratorio in cui il farmacista prepara i medicinali. Tuttavia, in seguito al notevole sviluppo ed espansione dell'industria farmaceutica nel XX secolo, questo seconda accezione è caduta rapidamente in disuso a tutto vantaggio del concetto di "distribuzione", per cui oggi il termine farmacia viene normalmente utilizzato per indicare il negozio in cui avviene il commercio dei medicinali. Tipica, in questo senso, è l'espressione "farmacia di turno": cioè quel negozio di medicinali che, avvicendandosi di volta in volta con quelli di una determinata zona geografica, presta servizio in alcuni giorni festivi secondo un calendario predefinito. Va ricordato che in farmacia si devono comunque svolgere attività di laboratorio, anche se limitate dal progredire dell'industria farmaceutica.

Sempre connessa al concetto di "distribuzione", vi è un'accezione secondaria del termine farmacia che privilegia l'aspetto di deposito, raccolta di medicinali. In un ospedale, per esempio, la farmacia (detta talora farmacia "aziendale", con riferimento ad "azienda ospedaliera") può essere sia il servizio che si occupa di assicurare il rifornimento di medicinali e di altri dispositivi medici per l'ospedale stesso, sia il luogo fisico dove tali prodotti vengono raccolti. Per traslazione, si va diffondendo l'espressione "farmacia portatile" per indicare un contenitore di medicinali e altri materiali sanitari (molto simile concettualmente alla cassetta di pronto soccorso o al pacchetto di medicazione) che può essere trasportato ad esempio in automobile, durante viaggi ed escursioni, o anche nei cantieri di lavoro.

L'agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.

La parola "biologica" presente in agricoltura biologica è in realtà un termine improprio: l'attività agricola, biologica o convenzionale, verte sempre su un processo di natura biologica attuato da un organismo vegetale, animale o microbico.

La differenza sostanziale tra agricoltura biologica e convenzionale consiste nel livello di energia ausiliaria introdotto nell'agrosistema: nell'agricoltura convenzionale si impiega un notevole quantitativo di energia ausiliaria proveniente da processi industriali (industria chimica, estrattiva, meccanica, ecc.); al contrario, l'agricoltura biologica, pur essendo in parte basata su energia ausiliare proveniente dall'industria estrattiva e meccanica, reimpiega la materia principalmente sotto forma organica.

Una dicitura sintetica più appropriata avrebbe forse potuto essere una di quelle adottate in altre lingue, agricoltura organica oppure agricoltura ecologica, in quanto mettono in evidenza i principali aspetti distintivi dell'agricoltura biologica, ovvero la conservazione della sostanza organica del terreno o l'intenzione originaria di trovare una forma di agricoltura a basso impatto ambientale.

La filosofia dietro a questo diverso modo di coltivare le piante e allevare gli animali non è unicamente legata all'intenzione di offrire prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi, ma anche (se non di più) alla fondata volontà di non determinare nell'ambiente esternalità negative, cioè impatti negativi sull'ambiente a livello di inquinamento di acque, terreni e aria.

Nella pratica biologica sono centrali soprattutto gli aspetti agronomici: la fertilità del terreno viene salvaguardata mediante l'utilizzo di fertilizzanti organici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento (o, possibilmente, al miglioramento) della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica; la lotta alle avversità delle piante è consentita solamente con preparati vegetali, minerali e animali che non siano di sintesi chimica (tranne alcuni prodotti considerati "tradizionali") e privilegiando la lotta biologica, tranne nei casi di lotta obbligatoria in cui devono essere usati i più efficaci principi attivi disponibili. In seguito alla revisione europea dei fitofarmaci, durante la quale sono stati eliminati il 95% dei principi attivi di sintesi presenti fino ad allora sul mercato, sono stati coniati moltissimi prodotti utilizzati in agricoltura convenzionale ed ammessi anche in agricoltura biologica.[senza fonte] Gli animali vengono allevati con tecniche che rispettano il loro benessere[senza fonte] e nutriti con prodotti vegetali ottenuti secondo i principi dell'agricoltura biologica. Sono evitate tecniche di forzatura della crescita e sono proibiti alcuni metodi industriali di gestione dell'allevamento, mentre per la cure delle eventuali malattie si utilizzano rimedi omeopatici e fitoterapici limitando i medicinali allopatici ai casi previsti dai regolamenti.

Un'interpretazione del concetto di agricoltura biologica tesa alla sovranità alimentare e a una più radicale opposizione alla moderna agricoltura industriale è il principio di autorganizzazione.

Il concetto tecnico di agricoltura biologica è spesso teoricamente collegato a quello dell'agricoltura naturale del microbiologo taoista Fukuoka[senza fonte], secondo il quale la coltura del riso oltre a non usare concimi e prodotti fitosanitari, può prevedere di non arare mai la terra e con un'inondazione del suolo di una singola settimana (se effettuata in paesi a clima monsonico). I raccolti, sempre secondo il promotore della tecnica, sono elevati e possono raggiungere rese di 7,5 tonnellate per ettaro.[1]

Gli alimenti biologici si sono dimostrati privi di residui da fitofarmaci nelle analisi condotte da Legambiente nell'ambito dello studio Pesticidi nel piatto 2007.[2] Inoltre uno studio del 2005 ha dimostrato che le tracce di agrofarmaci contenuti nelle urine dei bambini scompaiono dopo pochi giorni di alimentazione biologica.[3]

Alcune ricerche recenti hanno riportato per taluni prodotti biologici un contenuto più elevato di antiossidanti e nutrienti[4]. In generale però, secondo una analisi del corpus delle conoscenze attualmente disponibili, svolta dall'Agenzia Francese per la Sicurezza Alimentare nel 2003, non è possibile concludere che esistano differenze rimarcabili in quanto ad apporti nutrizionali tra prodotti convenzionali e biologici[5].

In ogni caso alcuni studi hanno mostrato che pesche, mele e kiwi biologici hanno consistenza maggiore, e contengono una maggiore quantità di sostanze nutritive e antiossidanti quali zuccheri naturali, vitamina C, beta-carotene e polifenoli, concordando con ricerche precedenti, come quella dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, che nel 2002 ha rilevato una superiorità nutritiva di pesche, pere, susine e arance biologiche rispetto alla controparte convenzionale.[3] I pomodori studiati a Davis indicano che la qualità del terreno sia un fattore chiave, ma non sembra essere il solo: per esempio la polpa dei frutti bio contiene meno acqua, e presenta dunque una concentrazione di nutrienti più elevata; un altro fattore è legato alle varietà scelte per la coltivazione biologica che sono spesso più pregiate. L'ipotesi più accreditata per spiegare questi dati è che le piante bio, non essendo aiutate dalla chimica a crescere e a difendersi, siano costrette a produrre da sole molte più sostanze protettive che hanno un effetto contro insetti, funghi e batteri.[3]

Nella prassi quotidiana, tali differenze qualitative presenti fra prodotti biologici e tradizionali tendono però ad appiattirsi a causa delle richieste dell'industria di trasformazione e distribuzione che richiede omogeneità e qualità uniformi per tutte le tipologie di prodotto[6]. Per ovviare a ciò sono state sviluppate apposite filiere corte.[senza fonte]

Si definiscono integratori alimentari quei prodotti specifici volti a favorire l'assunzione di determinati principi nutritivi non presenti negli alimenti di una dieta non corretta.
Gli integratori vengono consigliati nei casi in cui l'organismo abbia carenza di determinati alimenti: non hanno dunque proprietà curative, ma servono a integrare una normale dieta, completandola. Per le loro proprietà nutrizionali, vanno assunti entro limiti di sicurezza (upper safe level: UL), tenendo conto delle RDA (recommended dietary allowances), ossia le raccomandazioni degli specialisti.

Integratori per miodesopsie

A tutt'oggi, non esistono casi di miglioramento riconosciuti dalla medicina, imputabili all'assunzione di prodotti specifici.

[modifica] Integratori sostitutivi del pasto

Si tratta di prodotti a basso contenuto calorico, che vengono solitamente assunti per tenere il peso corporeo sotto controllo, eliminando il normale pasto e sostituendolo con bevande o altri prodotti contenenti l'esatta razione giornaliera di principi nutritivi.

[modifica] Integratori vitaminici

Gli integratori vitaminici vanno assunti perché, di regola, l'organismo non produce vitamine ma si limita a sintetizzare quelle esistenti in natura ed ingerite con gli alimenti. Laddove il regime alimentare non sia sufficiente a raggiungere la razione necessaria alla fisiologia dell'organismo, gli integratori vitaminici possono assumere un importante ruolo nell'alimentazione.
In ogni caso, occorre seguire le indicazioni del medico, per evitare fenomeni di ipervitaminosi che potrebbero causare danni al fegato se non riesce ad espellere le quantità di vitamine in eccesso.
Gli integratori di sali minerali

Gli integratori di sali minerali, i proteici e gli aminoacidi risultano essere un utile apporto alla dieta degli sportivi, in quanto con la sudorazione si perdono molti sali (oltre che le normali tossine) e, in più, l'attività sportiva richiede una massa muscolare sempre efficiente.
Peraltro, Gli integratori proteici andrebbero assunti non pensando di accelerare lo sviluppo muscolare, ma per recuperare le perdite e rifornire l'organismo di energia e nutrienti in misura adeguata al bisogno, cioè per evitare stanchezza ed eccessivo affaticamento.
Anche in questo caso, un abuso di integratori proteici comporta effetti collaterali indesiderati a carico del metabolismo; ad es., la creatina causa affaticamento dei reni.

[modifica] Gli integratori energetici

Gli integratori di questo tipo sono a base di zuccheri semplici e composti, integrati con vitamine del gruppo B, C ed E.
Sono consigliati nel caso che non sia possibile o non sia sufficiente una normale dieta, inclusiva ad es. di pane e marmellata, biscotti, dolci, cereali, patate.
Gli integratori energetici favoriscono alcune "attività involontarie" (battito cardiaco, respirazione, digestione, mantenimento della temperatura corporea, ecc.)

Una pianta officinale è un organismo vegetale usato nelle officine farmaceutiche per la produzione di specialità medicinali.
Sono considerate piante officinali piante medicinali, aromatiche e da profumo inserite negli elenchi specifici e nelle farmacopee dei singoli paesi. Il numero ed il tipo di piante officinali varia da paese a paese a seconda delle tradizioni. Il più comune utilizzo di piante officinali è quello di correttori del gusto: molti farmaci o preparati farmaceutici hanno originariamente un gusto sgradevole, che quindi viene "corretto" con l'aggiunta di sostanze di origine vegetale. Le piante officinali, ad esempio, sono quelle usate per conferire a sciroppi o a caramelle il gusto di fragola, arancia, limone, etc.

Nel linguaggio comune spesso si sovrappone l'uso dei termini pianta medicinale con pianta officinale, termini che legalmente indicano due diverse entità; il termine officinale è un termine più ampio ed esclusivamente procedurale e indica quelle piante inserite all'interno di elenchi ufficiali come utilizzabili dalle officine farmaceutiche, a prescindere dal fatto che queste piante abbiano o meno proprietà di tipo medicinale. Il termine pianta medicinale indica invece quelle piante che contengono sostanze utilizzabili direttamente a scopo terapeutico o come precursori in emisintesi che portino a sostanze attive. È quindi chiaro che una pianta può essere officinale in un paese e non in un altro, a seconda delle regolamentazioni, ma essa sarà una pianta medicinale a prescindere dalle leggi.

Abies alba
Abutilon
Acacia nilotica
Aconitum napellus
Aesculus hippocastanum
Agrimonia
Agrimonia eupatoria
Albicocca
Alliaria petiolata
Allium sativum
Alnus glutinosa
Aloe (botanica)
Alpinia officinarum
Althaea officinalis
Anadenanthera
Anethum graveolens
Angelica (botanica)
Angelica archangelica
Angelica sinensis
Anice
Aquilaria sinensis
Arachis hypogaea
Arctium
Arctium lappa
Artemisia
Artemisia abrotanum
Artemisia absinthium
Artemisia annua
Artemisia arborescens
Artemisia dracunculus
Artemisia frigida
Artemisia genipi
Artemisia glacialis
Artemisia pontica
Artemisia schmidtiana
Artemisia tridentata
Artemisia umbelliformis
Artemisia vallesiaca
Artemisia vulgaris
Aspidosperma quebracho-blanco
Atropa belladonna

B
Banisteriopsis caapi
Bauhinia forficata
Brassica juncea
Brassica napus
Brassica nigra
Brunfelsia
Bryonia dioica
Bunium persicum

C
Calamintha nepeta
Cannabis
Cannabis sativa
Capparis spinosa
Capsicum
Cardamomo
Carica papaya
Carthamus tinctorius
Carum ajowan
Carum carvi
Castanea sativa
Centaurea benedicta
Centaurium erythraea
Chelidonium
Chelidonium majus
Chenopodium bonus-henricus
Cinnamomum aromaticum
Cinnamomum zeylanicum


C cont.
Citrullus colocynthis
Citrus × bergamia
Citrus × aurantium
Citrus × limon
Cocos nucifera
Coffea arabica
Coffea canephora
Colchicum autumnale
Commiphora myrrha
Convallaria majalis
Convolvulus arvensis
Coriandrum sativum
Crataegus monogyna
Crocus sativus
Cuminum cyminum
Curcuma
Curcuma longa
Curcuma zedoaria
Cyclamen
Cydonia oblonga
Cynodon dactylon

D
Datura
Datura inoxia
Datura stramonium
Delphinium staphisagria
Digitalis
Digitalis ferruginea
Digitalis grandiflora
Digitalis lanata
Digitalis purpurea
Drimia maritima

E
Echinacea (botanica)
Echinacea purpurea
Economia del castagno
Eleutherococcus senticosus
Erythroxylum coca
Eucalyptus globulus
Eugenia caryophyllata
Euphorbia helioscopia

F
Ferula assa-foetida
Foeniculum vulgare
Fragaria vesca
Fraxinus
Fraxinus excelsior
Fraxinus ornus

G
Utente:Galloramenu/Sandbox
Gaultheria procumbens
Genepì
Gentiana asclepiadea
Gentiana lutea
Gentiana pneumonanthe
Glycyrrhiza echinata
Glycyrrhiza glabra
Guaiacum officinale

H
Hamamelis virginiana
Harmina
Haze (cannabis)
Hedera
Heracleum sphondylium
Hibiscus
Hibiscus cannabinus
Hibiscus sabdariffa
Hibiscus syriacus
Humulus lupulus
Hyoscyamus niger
Hypericum perforatum
Hyssopus


H cont.
Hyssopus officinalis

I
Ilex
Ilex aquifolium
Ilex paraguariensis
Illicium verum
Inula helenium

J
Juglans regia
Juniperus
Juniperus communis
Juniperus nana
Juniperus oxycedrus
Juniperus sabina

L
Larix decidua
Laurus nobilis
Lavandula
Lavandula angustifolia
Lavandula dentata
Lavandula hybrida
Lavandula latifolia
Lavandula multifida
Lavandula stoechas
Levisticum officinale
Linum tenuifolium
Linum usitatissimum
Lumia

M
Malva sylvestris
Mandragora
Matricaria recutita
Medicago sativa
Melaleuca alternifolia
Melissa officinalis
Mentha
Mentha aquatica
Mentha cervina
Mentha citrata
Mentha gattefossei
Mentha piperita
Mentha pulegium
Mentha requienii
Mentha spicata
Mentha suaveolens
Morella cerifera
Myristica fragrans

N
Nicotiana
Nicotiana tabacum
Nigella sativa
Nonochton

O
Oenanthe aquatica
Oenothera biennis
Olea europaea
Origanum majorana

P
Paliurus spina-christi
Panax
Papaver
Papaver rhoeas
Papaver somniferum
Passiflora
Paullinia cupana
Peganum harmala
Pepe di Caienna
Petroselinum crispum
Petroselinum hortense
Peucedanum ostruthium
Peumus boldus
Pilocarpus jaborandi
Pilocarpus pennatifolius

P
Pimenta dioica
Pimpinella anisum
Pinus mugo
Pinus nigra
Pinus sylvestris
Piper cubeba
Piper longum
Piper nigrum
Pistacia lentiscus
Plantago psyllium
Polygala
Polygala vulgaris
Portulaca oleracea
Prunella vulgaris
Prunus dulcis
Prunus spinosa
Pseudotsuga menziesii
Psychotria ipecacuanha
Pteridium aquilinum
Pueraria lobata

Q
Quercus rubra

R
Rhamnus cathartica
Rhamnus frangula
Rheum
Rhus coriaria
Rosmarinus officinalis
Rubus idæus
Rubus ulmifolius
Ruscus aculeatus

S
Saaz
Saccharum officinarum
Salix
Salix alba
Salix fragilis
Salix purpurea
Salvia
Salvia officinalis
Sambucus
Sambucus nigra
Saponaria officinalis
Satureja
Satureja hortensis
Satureja montana
Schinus
Schinus molle
Sclerocarya birrea
Sesamum indicum
Silene vulgaris
Silybum marianum
Sisymbrium officinale
Skunk (cannabis)
Solanum dulcamara
Sorbus torminalis
Specie di Juniperus
Styrax benzoin

T
Tabacco
Tamarindus indica
Tamus communis
Tanacetum balsamita
Tanacetum parthenium
Tanacetum vulgare
Taraxacum officinale


T cont.
Terminalia
Teucrium botrys
Teucrium marum
Teucrium montanum
Teucrium polium
Teucrium scordium
Teucrium scorodonia
Theobroma cacao
Thymus
Thymus capitatus
Thymus herba-barona
Thymus praecox
Thymus serpyllum
Thymus vulgaris
Tilia
Trachyspermum roxburghianum
Trigonella foenum-graecum
Tussilago farfara

V
Valeriana officinalis
Vanilla planifolia
Verbascum
Viburnum tinus
Virola
Viscum album
Vitex agnus-castus

W
White widow
Withania somnifera

Z
Zea mays
Zingiber officinale